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martedì 2 ottobre 2012

Io e lui, voi e loro


Via Book People Unite

Ma chi sono tutte queste persone?

La stragrande maggioranza delle storie che leggete - diciamo pure quasi tutte - è scritta o in prima o in terza persona singolare.

giovedì 20 settembre 2012

La bomba sotto il tavolo

La teoria della bomba

Immaginate la scena.

Quattro uomini attorno a un tavolo da poker stanno giocando una fiacca partita. Ogni tanto qualcuno fuma, qualcun altro beve qualcosa, ma per il resto si limitano a giocare e ogni tanto a dire qualcosa. Passano dieci minuti, e la scena è tranquilla, persino un filo noiosa. Tutto d'un tratto, il tavolo da gioco esplode. 

Immaginate ora la stessa scena, ma con una leggera differenza. 

Quattro uomini attorno a un tavolo da poker stanno giocando una fiacca partita, ma il pubblico sa che sotto il tavolo c'è nascosta una bomba, perché ha visto qualcuno piazzarla lì poco prima dell'arrivo dei quattro uomini, e la telecamera è inclinata in modo tale da farci sbirciare il dispositivo che lampeggia silenzioso. Il pubblico sa che la bomba esploderà all'una in punto, e un orologio appeso al muro della stanza ci dice che mancano dieci minuti all'una. Nelle stesse condizioni, la stessa identica partita di poker che prima abbiamo svogliatamente seguito per dieci minuti diventa improvvisamente affascinante, perché il pubblico partecipa emotivamente alla scena. Abbiamo tutti, almeno una volta, gridato allo schermo qualcosa tipo, "No! Alzati da quel tavolo, maledizione! Perché te ne resti lì come un fesso a giocare a poker, c'è una bomba sotto il tavolo e sta per esplodere!", o anche "Non aprire quella porta! Non scendere quelle scale! C'è l'assassino, porca miseria, torna indietro!"

La "teoria della bomba" è presa in prestito da quel vecchio briccone di Alfred Hitchcock, che la illustra nell'intervista fattagli da François Truffaut. E cosa ci dice, in soldoni, questa bella analogia?

venerdì 14 settembre 2012

I sudori freddi e la punteggiatura


Oh, la punteggiatura. Tutte le volte che si parla di punteggiatura, alla gente vengono i sudori freddi. Credo che sia come per la memoria olfattiva, presente? Quando senti un odore che ti ricorda qualcosa che ti ricorda qualcos'altro, e bam!, mentre apri il pacco dei Flauti della Mulino Bianco sei portato indietro di quindici anni a quella volta che sei andato al parco a giocare sulle altalene con quel bambino di cui non ricordi il nome. Uguale per la punteggiatura, solo che, invece di ricordarci di bei pomeriggi assolati al parco, di solito la prima cosa che viene in mente è: "oddio, il libro di grammatica che avevo alle medie con quelle terrificanti illustrazioni". E via i sudori freddi.

No, tranquilli. Non sto per schiaffarvi sullo schermo una pappardella lunga così sugli usi, i costumi e le stagioni di accoppiamento delle virgole. Oggi parleremo sì di punteggiatura, ma cercheremo di farlo in maniera "funzionale" e senza terrificanti illustrazioni. Forse.

lunedì 3 settembre 2012

The end is nigh



Buona questa. Tutti ridono. Rullo di tamburi. Sipario

Che si voglia lasciare il lettore in lacrime o a ridere come un pazzo, che si voglia l'happy ending o il finale straziante, che si voglia far riflettere o far sorridere, sappiamo tutti che in realtà ci sono solo due finali possibili: quello soddisfacente e quello insoddisfacente. Che poi la soddisfazione sia relativa, questo è un altro discorso. 

Abbiamo letto tutti almeno un romanzo o un racconto che ci ha fatto chiudere il libro al grido di "ma che razza di finale del cavolo è questo?". Il finale ideale è quello che, invece, ci fa chiudere il libro (tra le lacrime o tra le risate, sereni o pensierosi) pensando "oh, sì, non poteva che finire così". 


giovedì 5 luglio 2012

Benvenuto del Libraio - II

Ma ve lo ricordate il primo, primissimo Benvenuto della prima, primissima serata di lezione? Io ricordo che mi ero quasi commossa, ma non faccio testo perché sono una fontanella ambulante.

Ad ogni modo, finalmente il Libraio coi Baffi si è deciso a mettere per iscritto quelle prime parole. E io ve le lascio qua sotto, schegge lucenti dell'emozione di quella sera.


Benvenuti nella nostra Bottega, luogo magico dove si vendono sogni, storie, emozioni. E se luoghi come questo esistono, è perché ci sono persone come voi che inventano sogni, raccontano storie, creano emozioni.

Si dice che in Italia ci siano più scrittori che lettori. È vero: troppo pochi leggono e di molti scrittori, in questa loro veste e non come persone,  potremmo tranquillamente fare a meno.

Spesso quando abbandoniamo un libro non è per la trama in sé, ma per l’incapacità del suo Autore di renderla viva. Scrivere è semplice: si mettono le lettere  in fila a formare parole e poi le parole in fila a formare frasi, cercando in questo esercizio di non commettere errori di grammatica. Ma se vogliamo che qualcuno ci legga ed in questa persona vogliamo suscitare emozioni, allora non basta avere una storia da condividere: per scrivere diventa necessario leggere, confrontarsi con gli stili, assorbire le tecniche per poi costruire una forma personale del Raccontare.

Come voi, molti altri scrittori hanno sentito il bisogno di migliorare il proprio modo di scrivere; alcuni sono diventati anche famosi. Penso, per esempio, ad Alessandro Manzoni che, dopo la prima stesura de I promessi Sposi sentì il bisogno di risciacquare i panni in Arno...

... spero non vi siate offesi per questo paragone!

In Italia si pubblicano ogni anno sessantamila libri. Spero che presto ci sia un posto su questi scaffali anche per i vostri.

Buon lavoro.

sabato 12 maggio 2012

Benvenuto del Libraio - I

Free Stock Photo - Preferred book© Photographer: Andrea Valle | Agency: Dreamstime.com

Parole di un sabato mattina bloccata in casa con un bimbo ammalato. È da una vita che avevo voglia di mettere questa cosa sul blog, poi i soliti problemi, tempo poco, fotocopie perse, vite incasinate. Alla fine riesco a condividerla con voi, anche a nome della Socia che ne gode quanto me. Condividere quanto ci piace tenere un corso di scrittura creativa in mezzo ai libri: ve lo ricordate, sì, che gli incontri di ParoleNelCassetto si tengono nella libreria Mondadori di Melegnano? Cioè, tu parli di romanzi, storie, trame, incipit, Personaggi, alzi la testa e cosa vedi? Libri, libri, libri. Che poi, ognuno vede i libri e pensa a una cosa sua perché ciascuno ha la sua idea, il suo rapporto e i suoi personali feticismi, con un libro. Io personalmente mentre parlo di scrittura con voi -e di lettura: avete notato quanto si parla di lettura in questo corso di scrittura?- quando alzo gli occhi penso "Ok, non sono l'unico matto al mondo. Ok, questa è una cosa proprio bella, no, anzi, è una grandissima figata!" Mi ci potrei perdere per ore su quello che provo alzando la testa e vedendo libri, ma non è il tema adesso. Diciamo che è bello e che se amate leggere e scrivere mi avete capita.

Poi c'è anche il fatto che abbiamo un padrone di casa coi Baffi, in tutti i sensi. Noi abbiamo il Libraio. Il Libraio non è il signore che sta alla cassa e vende fogli fogli cuciti insieme con sopra una copertina colorata, cartonata o meno. Quello è il venditore di libri. Non so se esiste una job description, come si dice pomposamente nelle aziende, per il Libraio, ma se ci fosse credo che includerebbe i Baffi. E il Benvenuto. Il nostro Libraio coi Baffi ogni volta ci legge qualcosa. Qualche volta non lo legge ma lo dice e basta, come ha fatto la prima volta, e sto ancora cercando di convincerlo a mettere quelle parole su carta così posso pubblicarle. La volta dopo ci ha letto questa cosa qui:

"Prima di pubblicare Soldati di Salamina avevo un pugno di lettori: mia moglie, alcune delle mie sorelle (ne ho molte) e qualche amico (ne ho molti). Come César Aira, allora potevo chiamare i miei lettori “la banda dei quattro”; ora non più. Questo, ovviamente, è meraviglioso, perché non c’è scrittore, per quanto maledetto o vanitoso, che non sogni in segreto di avere più lettori di quanti sia capace di immaginare, e sappiamo bene che bisogna andarci molto cauti con i sogni, perché c’è il rischio che si avverino. Inutile precisare che il primo a sorprendersi del fatto che il mio romanzo abbia più lettori di quanti ne potessi immaginare sia io stesso; o che il bello di avere tanti lettori sia che la storia che volevo raccontare continua a vivere, perché ogni volta che qualcuno apre un romanzo questo smette di essere un mucchio di pagine stampate per diventare nuovamente un romanzo, e risorgere a nuova vita.
Nuova vita, ho detto, e ho detto bene. Non solo perché leggendo lo stesso romanzo ogni lettore legge in un certo senso il romanzo che lui stesso crea, ma anche perché, ogni volta, ci sono lettori che possono riconoscere nella propria vita un romanzo simile a quello che hanno letto."

È di Javier Cercas in Tornare a casa (libretto piccolo e carino pubblicato da Il Sole 24 ore)

Insomma, i miei giovedì sera sono una grandissima figata, ci tenevo a dirvelo (a parte raccontarvi i benvenuti del nostro Libraio. A proposito, Libraio: grazie).