venerdì 14 settembre 2012

I sudori freddi e la punteggiatura


Oh, la punteggiatura. Tutte le volte che si parla di punteggiatura, alla gente vengono i sudori freddi. Credo che sia come per la memoria olfattiva, presente? Quando senti un odore che ti ricorda qualcosa che ti ricorda qualcos'altro, e bam!, mentre apri il pacco dei Flauti della Mulino Bianco sei portato indietro di quindici anni a quella volta che sei andato al parco a giocare sulle altalene con quel bambino di cui non ricordi il nome. Uguale per la punteggiatura, solo che, invece di ricordarci di bei pomeriggi assolati al parco, di solito la prima cosa che viene in mente è: "oddio, il libro di grammatica che avevo alle medie con quelle terrificanti illustrazioni". E via i sudori freddi.

No, tranquilli. Non sto per schiaffarvi sullo schermo una pappardella lunga così sugli usi, i costumi e le stagioni di accoppiamento delle virgole. Oggi parleremo sì di punteggiatura, ma cercheremo di farlo in maniera "funzionale" e senza terrificanti illustrazioni. Forse.



Secondo me, leggersi pagine e pagine di grammatica per imparare l'uso corretto della punteggiatura è come studiarsi i manuali delle regole del calcio senza aver mai guardato né tanto meno giocato una partita. L'unico modo sicuro per farsi un po' la bocca è quello di leggere e di leggere un sacco. L'utilizzo della virgola, infatti, fatte salve quelle due o tre regole certe (e sono più due che tre), è esclusivamente una scelta stilistica. Facciamo un esempio:  
Loro hanno sorriso e mi hanno detto che si chiama Gefilte Fisch, che vorrebbe dire pesce ripieno, e che potevo averne ancora. Io ho detto in fretta: no, grazie. E la donna ha detto: non devi fare complimenti, ce n'è ancora una pentola piena. Io ho detto di nuovo, in fretta: grazie, ma davvero non c'è bisogno - ma lei era già andata in cucina ed è tornata con una scodella piena. Allora ho detto con voce il più possibile ferma, ma cercando di non offenderla: no, davvero, sono proprio sazio, non vorrei...
Allora ha rinunciato e ha cominciato a portare via tutti i piatti. Credevo che il pasto fosse finito, e siccome avevo ancora fame, mi sono messo a mangiare qualche fetta di quel pane bianco che c'era sul tavolo. Ma, accidenti, era un po' dolce anche quello. La donna continuava a trafficare con le stoviglie, in cucina, e la ragazza guardava la televisione, dove si vedeva un film egiziano con le danze del ventre; pareva che l'interessasse, anche se non capiva cosa dicevano. Adam stava leggendo un giornale, ed io mi mangiavo in silenzio una fetta di pane dopo l'altra, finché mi sono accorto che avevo finito tutto il pane che c'era.
Abraham B. Yehoshua, L'amante, 1977

Proviamo a cambiare un po' la punteggiatura:
La donna continuava a trafficare con le stoviglie, in cucina. La ragazza guardava la televisione. Si vedeva un film egiziano con le danze del ventre. Pareva che l'interessasse, anche se non capiva cosa dicevano. Adam stava leggendo un giornale. Io mi mangiavo in silenzio una fetta di pane dopo l'altra, finché mi sono accorto che avevo finito tutto il pane che c'era.
Come vedete, ho chiaramente cambiato qualcosa nel testo, ma non si può certo dire che la punteggiatura, come l'ho messa io, sia sbagliata. Allora cos'è cambiato, nel testo? Qual è la differenza tra il brano di Yehoshua così come è scritto sopra e come invece l'ho modificato io?

Facciamo un altro esempio: 
Si è seduto sul letto e mi ha spiegato che erano state assunte informazioni sulla mia vita privata. Si era saputo che mia madre era morta recentemente all'ospizio. Allora avevano fatto un'inchiesta a Marengo. Gli istruttori avevano sentito che «avevo dato prova di insensibilità» il giorno dei funerali. «Lei capisce», mi ha detto l'avvocato, «è un po' imbarazzante per me domandarle questo. Ma è molto importante. Sarà un argomento molto forte per l'accusa, se io non trovo niente da ribattere.» Voleva che lo aiutassi. Mi ha chiesto se quel giorno avevo sofferto. 
Albert Camus, Lo straniero, 1942
Facciamo la stessa cosa di prima, vediamo che cambia.
Si è seduto sul letto. Mi ha spiegato che erano state assunte informazioni sulla mia vita privata e che si era saputo che mia madre era morta recentemente all'ospizio, e allora avevano fatto un'inchiesta a Marengo. Gli istruttori avevano sentito che «avevo dato prova di insensibilità» il giorno dei funerali. «Lei capisce», mi ha detto l'avvocato, «è un po' imbarazzante per me domandarle questo, ma è molto importante, sarà un argomento molto forte per l'accusa, se io non trovo niente da ribattere.» Voleva che lo aiutassi, così mi ha chiesto se quel giorno avevo sofferto. 
Di nuovo, la mia punteggiatura non è sbagliata. È solo diversa. Un ultimo esempio.
Stando così le cose, se ne sarebbe andata e avrebbe provato a calmarsi. Andò in cerca, nell'ordine, di un giornale e di un caffè, ma seguendo le indicazioni non fu in grado di trovare né l'uno né l'altro. Non riuscì neanche a trovare un telefono funzionante da cui inviare il famoso messaggio, e decise di lasciar perdere l'aeroporto. Me ne vado, si disse, prendo un tassì e torno a casa.
Si fece strada tra la gente che affollava la hall, e quando fu vicino all'uscita si girò a guardare il banco del check-in che l'aveva sconfitta, giusto in tempo per vederlo sfondare il soffitto avvolto in una palla di fuoco arancione.
Sepolta sotto un cumulo di macerie, nell'oscurità, tra mille dolori e con la polvere che la soffocava, mentre cercava di trovare qualche cenno di sensibilità negli arti, fu con sollievo che le venne da pensare che non era solo frutto della sua immaginazione: quella era gran brutta giornata per davvero. E così pensando, svenne.
Douglas Adams, La lunga oscura pausa caffè dell'anima, 1988

E anche qui, se scrivessi:
Stando così le cose, se ne sarebbe andata e avrebbe provato a calmarsi, perciò andò in cerca, nell'ordine, di un giornale e di un caffè, ma seguendo le indicazioni non fu in grado di trovare né l'uno né l'altro, e non riuscì neanche a trovare un telefono funzionante da cui inviare il famoso messaggio, così decise di lasciar perdere l'aeroporto. Me ne vado, si disse, prendo un tassì e torno a casa.


Non si può certo dire che sarebbe sbagliato. Sarebbe solo diverso. Ma diverso perché?

La punteggiatura, come sappiamo, ha una funzione sintattica, ma ha chiaramente anche una sfumatura ritmica e tonale. Se io quindi scrivo 
A Terry era successo qualcosa di terribile, urlava come se stesse per morire e in un altro momento di luce vidi di cosa si trattava. (Joe R. Lansdale, Acqua buia, 2012)
e se scrivo
A Terry era successo qualcosa di terribile. Urlava come se stesse per morire. In un altro momento di luce vidi di cosa si trattava.
notate subito la differenza di ritmo. La prima frase è veloce e fluida, come se tutti gli avvenimenti si riducessero a un solo tempo. La seconda, invece, scandisce la frase con il punto fermo, e il ritmo rallenta: ogni azione sembra essere a sé stante, in tre momenti diversi, come se volessi richiamare il lettore a tre picchi d'attenzione. La virgola, infatti, corrisponde a una pausa debole o breve, mentre il punto fermo corrisponde a una pausa forte o lunga.

Tutt'e due le sfumature di ritmo sono corrette. Bisogna solo vedere quale delle due si adatta meglio alla scena che stiamo scrivendo. Nel romanzo di Lansdale, la scena racconta la rocambolesca fuga nel fiume di due ragazzini che stanno scappando da un assassino che vuole farli fuori. Il ritmo frenetico della fuga si adatta sicuramente meglio a un uso sapiente della virgola piuttosto che del punto. La scena è veloce, gli avvenimenti quasi si accavallano l'uno sull'altro, e la povera protagonista quasi non ha il tempo di pensare. La virgola è l'ideale. Se invece avessimo voluto far montare un senso di lento terrore, di certo il punto avrebbe fatto al caso nostro.
"Poi torno indietro," disse come se fosse la risposta più naturale di questo mondo. Abbassò il finestrino e sporse completamente la testa. I suoi capelli biondi entravano nell'auto come tante fiamme d'oro liquido. Urlò qualcosa, cantò, agitò le braccia. Allontanai la mano dalla cloche e la tirai indietro. (Pier Vittorio Tondelli, Rimini, 1985)
Vede come i punti, qui, è come se rallentassero il tempo quando i capelli di lei fluttuano nell'auto scompigliati dal vento? Mentre le virgole scandiscono le azioni vivaci della ragazza, che urla, canta e agita le braccia, tutto in un solo tempo, perché c'è continuità di movimento. Sarebbe stato diverso scrivere:
"Poi torno indietro," disse come se fosse la risposta più naturale di questo mondo e abbassò il finestrino, sporgendo completamente la testa, con i capelli biondi che entravano nell'auto come tante fiamme d'oro liquido. Urlò qualcosa. Cantò. Agitò le braccia.
Il ritmo è diverso, e in un certo senso anche la sfumatura di significato.

In questo senso più leggete e più vi farete l'orecchio per certe cose. Nei romanzi d'azione, vi renderete conto come le virgole e i punti facciano la differenza tra una scena d'azione frenetica e una invece ansiogena. In una scena d'amore capire come, rallentando e accelerando il ritmo, potrete andare al passo con il montare dei sentimenti del personaggio. Studiare la grammatica in maniera sterile, senza prima aver letto e aver visto la messa in pratica, è come conoscere la distanza delle linee in un campo da tennis senza aver mai guardato una partita. Sicuramente poi, giocando, conoscere la distanza delle linee vi tornerà utilissimo; ma imparare i dati in questo modo, avulsi dalla pratica, non solo è noioso, ma è anche deleterio. Rischiate infatti di ingabbiare i concetti e di brucare sempre nello stesso quadrato d'erba, senza permettervi di spaziare perché "ommioddio, la grammatica non dice proprio così", senza aver mai visto in realtà qual è il vero utilizzo di certi strumenti.

Attenti ai paraocchi, insomma. Studiare sì, ma non dimenticatevi di leggere. Mai.

Esercizio

Ho tolto tutta la punteggiatura, tutte le maiuscole e tutti gli a capo da questo breve brano di Stefano Benni. Senza barare, mi raccomando, provate a re-inserirli a vostro gusto, e scrivete il risultato nei commenti. Tra sette giorni vi pubblico la pagina originale e vediamo che mi dite.

EDIT 21/9/2012 - Pagina originale pubblicata nei commenti.

l'uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c'era guardò meglio e vide che c'era ancora ma una fitta nebbia lo nascondeva forse per salvarlo da qualche pericolo era il solito mondo e l'uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi una crepa sul marciapiede un brandello di aiuola una foglia morta per i poeti palminervia per i botanici caduta per gli spazzini poi gli apparvero il tronco di un albero lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada lì si diresse aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto ossigeno argon xenon & radon vapore acqueo monossido di carbonio biossido di azoto piombo tetraetile benzene particolato di carbonati e silicati alcune spore fungine un'aeroflotta di batteri un pelo anonimo un ectoparassita di piccione pollini anemofili una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica e un granello di sabbia da tevtikiye turchia nordoccidentale trasportato dallo scirocco della notte insomma respirò l'aria della città pochi rumori a quell'ora un uccello arrochito una voce televisiva che simulava allegria lontani sospiri di ammotorati
Stefano Benni, Achille piè veloce, 2003

(l'idea per l'esercizio è tratta da qui)

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13 commenti:

  1. Proviamo... ^^

    L'uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c'era. Guardò meglio e vide che c'era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo. Era il solito mondo e l'uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi: una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia morta per i poeti, palminervia per i botanici, caduta per gli spazzini. Poi gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada. Lì si diresse. Aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto, ossigeno, argon, xenon & radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene, particolato di carbonati e silicati, alcune spore fungine, un'aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica e un granello di sabbia da tevtikiye, turchia nordoccidentale, trasportato dallo scirocco della notte. Insomma, respirò l'aria della città. Pochi rumori a quell'ora: un uccello arrochito, una voce televisiva che simulava allegria, lontani sospiri di ammotorati.

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  2. Ok, proviamo -.-''

    L'uomo con i libri sottobraccio uscì di casa. Il mondo non c'era. Guardò meglio e vide che c'era ancora. Una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo: era il solito mondo. L'uomo ne vide alcuni dettagli: ai suoi piedi una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia morta per i poeti palminervia, per i botanici, caduta per gli spazzini. Gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada. Lì si diresse, aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare: azoto, ossigeno, argon, xenon & radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo, tetraetile, benzene, particolato di carbonati e silicati, alcune spore, fungine, un'aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica e un granello di sabbia da tevtikiye, turchia nordoccidentale trasportato dallo scirocco della notte; insomma, respirò l'aria della città.
    Pochi rumori a quell'ora: un uccello arrochito, una voce televisiva che simulava allegria lontani sospiri di ammotorati.

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  3. Uhm, tentiamo! Esercizio post-pranzo.

    L'uomo con i libri sottobraccio uscì di casa, e il mondo non c'era. Guardò meglio e vide che c'era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva - forse per salvarlo da qualche pericolo. Era il solito mondo e l'uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi: una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia (morta per i poeti, palminervia per i botanici, caduta per gli spazzini). Poi gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada; lì si diresse.
    Aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto, ossigeno, argon, xenon & radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene particolato di carbonati e silicati, alcune spore, fungine, un'aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica e un granello di sabbia da Tevtikiye, Turchia nordoccidentale, trasportato dallo scirocco della notte. Insomma, respirò l'aria della città.
    Pochi rumori a quell'ora: un uccello arrochito, una voce televisiva che simulava allegria, lontani sospiri di ammotorati.

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    1. Per adesso Beatrice è l'unica che si è sbizzarrita un po' con gli "a capo". La cosa è interessante, perché anche gli "a capo", come la punteggiatura, imprimono sfumature diverse e significati diversi e toni diversi a seconda di dove li si mette e se li si mette.

      Esempio:

      Ormai, quando vado a trovare mia mamma, non fingo nemmeno più di essere me stesso.
      Anzi, non fingo nemmeno più di conoscermi di vista.
      Non più.
      (Chuck Palahniuk, Soffocare, 2002)
      ____
      Ormai, quando vado a trovare mia mamma, non fingo nemmeno più di essere me stesso. Anzi, non fingo nemmeno più di conoscermi di vista. Non più.
      ____
      Ormai, quando vado a trovare mia mamma, non fingo nemmeno più di essere me stesso. Anzi, non fingo nemmeno più di conoscermi di vista.
      Non più.

      Che ne dite?

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    2. (Il che non vuol dire che sia "giusto" o "sbagliato" metterne tanti, o metterne pochi, o non metterne ;-) Vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per la punteggiatura, ecco. Il fatto che, ad esempio, Roby non sia andata/o a capo, secondo me dà una certa sfumatura al testo, che non è la stessa di quella di Lights e che non è la stessa di quella di Beatrice. Meraviglioso, no?)

      (Lo so, mi intrippo per cose strane.)

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    3. si segna gli "a capo".
      Però l'esercizio era punteggiatura ahhahahah...
      ehm, ora che ho riletto anche gli a capo -.-''
      Mi sono salvata in extremis XD

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    4. Direi che indubbiamente servono. Al pari della scelta punto fermo/punto e virgola, gli "a capo" formano il ritmo del discorso, oltre ad aggiungere o togliere drammaticità, porre in evidenza riflessioni e cambiare così il tono di un brano.
      Non so quanto nel passo di Benni, pur abbastanza lungo, ci si potesse sbizzarrire: essendo una descrizione, oltre ad un paio di "a capo" non c'è una forte esigenza degli stessi. E' invece in brani come in quello di Chuck, più intimistici o riflessivi, che con gli "a capo" si può costruire il nerbo del discorso e sottolineare pensieri particolari. Difatti nel secondo esempio, a mio parere, il brano perde totalmente di drammaticità!

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    5. @Lights
      Forse dovevo porre un po' più l'accento sul fatto che si potevano inserire anche gli "a capo" XD Vabbè, come ho già detto (e lo ribadisco), non è un errore :) Ma se vuoi riprovare e inserire qualche "a capo" per sfizio, dove senti che dovrebbero starci, fallo pure, eh!

      @Beatrice
      Sì, vero? Pazzesco cosa possa fare una cosa apparentemente banale come la posizione di una frase nella pagina °_° Anche secondo me, togliendo gli "a capo", si svuota totalmente il brano di drammaticità. Cosa di per sé incredibile, visto che sono proprio tre frasi in croce. E invece...

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    6. E' stupendo intripparsi per queste cose <3

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  4. Che cosa carina!
    L'uomo, con i libri sottobraccio, uscì di casa e il mondo non c'era. Guardò meglio e vide che c'era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo.
    Era il solito mondo, e l'uomo ne vide alcuni dettagli: ai suoi piedi una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia morta per i poeti, palminervia per i botanici, caduta per gli spazzini; poi gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada. Lì si diresse. Aspirò una boccata di umida brezza del mattino, e fece entrare: azoto, ossigeno, argon, xenon & radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene particolato di carbonati e silicati, alcune spore fungine, un'aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica e un granello di sabbia da tevtikiye, turchia nordoccidentale, trasportato dallo scirocco della notte. Insomma respirò l'aria della città.
    Pochi rumori a quell'ora, un uccello arrochito, una voce televisiva che simulava allegria, lontani sospiri di ammotorati.
    Stefano Benni, Achille piè veloce, 2003

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  5. ECCO IL TESTO ORIGINALE, CON LA PUNTEGGIATURA E LE MAIUSCOLE E GLI A CAPO:

    L'uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c'era.

    Guardò meglio e vide che c'era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo. Era il solito mondo e l'uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi: una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia morta per i poeti, palminervia per i botanici, caduta per gli spazzini. Poi gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada.

    Lì si diresse.

    Aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto, ossigeno, argon, xenon & radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene, particolato di carbonati e silicati, alcune spore fungine, un'aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica, e un granello di sabbia proveniente da Tevtikiye, Turchia occidentale, trasportato dallo scirocco della notte.

    Insomma, respirò l'aria della città.

    Pochi rumori a quell'ora. Un uccello arrochito, una voce televisiva che simulava allegria, lontani sospiri di ammotorati.

    COME VE LA SIETE CAVATA? ;-)

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